Il mio approccio

Il costruttivismo

“Scopo della psicoterapia costruttivista è quello di aiutare una persona a ri-costruire la propria vita senza che essa rimanga vittima del proprio passato” (George  Kelly)kelly

Quello della psicoterapia è un continente vasto, popolato da psicologi e medici con differenti formazioni e mentalità che sfociano in prassi diverse. Il mio approccio terapeutico ha come riferimento la Teoria dei Costrutti Personali di George A. Kelly, psicologo americano che la elaborò attorno agli anni 50 del secolo scorso. Ho scelto questo orientamento perché lo ritengo utile per comprendere l’esperienza umana.

Il costruttivismo mette infatti al centro la persona, concepita come attivamente impegnata a dare senso al mondo e ad anticipare eventi e comportamenti. Ciascuno di noi elabora una personale teoria sulla realtà e proprio come farebbe uno scienziato la mette continuamente alla prova e la sottopone a revisioni attraverso una continua serie di esperimenti. Nel momento in cui le nostre teorie sul mondo e su noi stessi non funzionano più e non ci permettono di affrontare in modo soddisfacente la nostra vita sperimentiamo una situazione di blocco, come se fossimo intrappolati in un labirinto senza apparenti vie di uscita. Così possiamo definire la sofferenza psicologica: muoversi sempre lungo gli stessi sentieri e incappare sempre negli stessi vicoli ciechi.

Secondo Kelly le nostre interpretazioni degli eventi sono sempre suscettibili di essere riviste o rimpiazzate, in modo da superare il disagio. È in questo che la psicoterapia può essere d’aiuto: rimetterci in movimento quando la capacità di revisionare le nostre teorie subisce un arresto, aiutandoci a formulare nuove interpretazioni degli eventi e a sperimentare strade alternative per proseguire nella vita.

 “La terapia non deve semplicemente mettere il cliente in condizione di gestire efficacemente lo stress e le tensioni della vita quotidiana. L’aspirazione della terapia è far si che la persona persegua le proprie speranze e i propri sogni” (Franz Epting).